Le tre regole

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Three rules e contesto trappista

In un contesto tradizionale come quello delle birre trappiste, in cui vige una sorta di laica sacralità e di devozione inconfutabile – peraltro condivisibile e confermata dalla ambrosia dei prodotti – è raro assistere alla genesi di una novità. Non ci si lasci confondere dalla premessa: essa è una chiara evidenza piuttosto che una critica. Volendo anzi approfondire la tematica, l’inerzia che fluttua nel paradiso delle birre trappiste è un efficiente meccanismo che mantiene in equilibrio un ecosistema unico, che riesce a bilanciarsi tra necessità di mercato e preservazione di tradizioni storiche.

La nascita e il lancio di una nuova birra trappista indica quindi un evento raro e che fa certamente discutere, a prescindere da chi sia l’autore.

New entry e addii

Negli ultimi decenni il mondo delle birre trappiste ha riscontrato numerose novità rispetto alle abitudini della tradizione. Non vanno dimenticate le 4 annessioni verificatesi nel millennio corrente. Mont des Cats nel 2011, Tre Fontane nel 2015, Cardena nel 2016 e Tynt Meadow nel 2018. Francia, Italia, Spagna e Inghilterra aggiungono nuove bandiere sulla cartografia mondiale trappista, arricchendo con nuove birre la proposta, con annessioni ufficiali e ufficiose – come quelle di Monts des Cats e Cardena, ancora senza la possibilità di esporre lo stemma esagonale nonostante l’annessione.

Si ricordano però anche tre dolorose perdite: il “declassamento” di Achel nel 2021, che ha perso il privilegio di poter esporre il marchio esagonale ATP al venir meno di uno dei tre requisiti fondamentali per poter essere definito trappista. Nel 2022 si assiste alla chiusura degli impianti di Spencer Brewery – unico rappresentante trappista al di fuori dei confini europei. Nel 2023 è Engelszell a cedere il passo, comunicando con rammarico la chiusura dell’attività brassicola per l’unico birrificio trappista d’Austria.

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Ultime birre trappiste

E le birre? Nella consuetudine trappista vengono proposte le stesse ricette che hanno decretato fama e continuità, alcune di esse con storie ultra centenarie. E’ qui che la cura e la tutela delle tradizioni, osservate in ambienti protetti dalle degenerazioni dei tempi moderni, hanno permesso la sopravvivenza di prodotti unici al mondo. Con molta cura i rappresentanti brassicoli dell’ATP hanno saputo bilanciare conservazione e innovazione, preservando le birre a lanciando alcune – rare – novità.

Se si escludono i birrifici recentemente inclusi nell’associazione, le nuove birre prodotte da birrifici trappisti già esistenti sono poche. Chimay ha lanciato sul mercato nel 2013 la Chimay Doree, che però non rappresenta una totale novità. Prima del suo lancio, la belgian pale ale di Chimay veniva prodotta e consumata all’intero delle mura. Lo stesso birrificio belga ha lanciato nel 2012 la 150 – nota anche come tappo verde – in omaggio al 150° anniversario del birrificio.

Le ultime due novità di assoluto interesse sono la messa in commercio nel 2020 di Rochefort Triple Extra e nell’anno successivo di Westmalle Extra (un caso?), due birre di prestigio prodotte da ricette già consolidate da tempo.

E poi?

Arriviamo al 2024, dove una grande novità irrompe nel beato mondo delle birre trappista, che deve però fare i conti con le tentazioni del dio denaro e i tranelli innescati dai demoni dei bilanci aziendali.

Il mercato regge e le birre sono richiestissime, ma i birrifici trappisti devono difendersi dalle gomitate dei presunti competitor. La nicchia della birra trappista si trova all’interno della convergenza tra il settore delle birre industriali e il settore delle craft beer, una posizione scomoda e fluttuante.

Nonostante le difficoltà e i mutamenti di un mercato anomalo ma redditizio, i birrifici trappisti proseguono il cammino con le medesime intenzioni, spinti dall’osservanza delle tre regole fondamentali e dalla coesione stilistica e comunicativa. Sino al 2024.

TRAPPIST-ROCHEFORT-EXTRA

Three rules, le tre regole

Nel mese di novembre il mondo trappista viene scombussolato da una novità: esce una nuova birra trappista. Si chiama Three Rules ed è prodotta da un’inedita collaborazione di tre produttori: La Trappe, Tynt Meadow e Zundert. E’ una novitò mai vista prima, una collaborazione senza precedenza, un featuring tra tre artisti brassicoli. Questa novità rappresenta una sorta di spartiacque perché racchiude innovazioni senza precedenti.

La comunicazione

In pieno stile trappista, il lancio avviene senza clamori ma è ben divulgato. Se ne parla a tutti i livelli, pur senza perdere di vista la tipica maniera compita. Viene lanciato un sito appositamente per la birra: si consideri che la presenza sul web non è mai stata centrale nella politica trappista, a maggior ragione se si considera che alcuni birrifici trappisti possiedono un sito difficilmente navigabile…La grafica è sobria ma d’impatto: mai prima d’ora ci si era spinti oltre.

La scelta commerciale

Proprio sul sito si trovano le informazioni riguardanti i luoghi dove poter disporre della novità. Il sodalizio trappista sceglie la media e grande distribuzione, esibendo i loghi dei partner commerciali, tra i quali spicca il brand italiano Esselunga. Ciò non esclude che la Three Rules si possa acquistare presso i distributori e rivenditori più piccoli o di nicchia, come sempre accaduto sino ad ora. La brochure ufficiale dell’iniziativa specifica che la Three Rules “sarà disponibile in diversi supermercati, bar e ristoranti.

Il messaggio

Il nome prescelto sembra sottolineare l’importanza della tradizione trappista, con l’osservanza delle tre regole fondamentali. Il 3 rappresenta così la sacra trinità della religione cattolica, espressa dai tre birrifici in osservanza dei tre precetti. La forza di un nome simile simboleggia anche l’orgoglio trappista, come a ribadire l’importanza dei valori che prevarica gli scopi commerciali. Non è un caso se – sia sul sito che sulla brochure ufficiale – sia concesso largo spazio alla terza regola, che specifica la dedica di parte dei proventi alle opere caritatevoli che caratterizzano la scelta trappista.
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thanks to 3-rules.com

Passiamo alla birra: Three Rules

La Three Rules è una dubbel trappista in edizione speciale prodotta dalla sinergia dei tre birrifici La Trappe, Tynt Meadow e Zundert, rappresentati da Padre Isaac, Padre Joseph e Padre Guido. Lanciata nel novembre del 2024, questa birra è disponibile solamente in formato bottiglia da 75 cl, oltre che in fusto.

Questa la descrizione divulgata dalla trimurti trappista concepita per l’occasione: birra corposa e dolceamara, con note di caramello perfettamente bilanciate dal malto tostato. Aroma di caramello dolce, malto tostato e note speziate e luppolate.

ABV 7.4%
EBU 26
EBC 80
Temperatura di servizio 8-12 °C

 

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thanks to 3-rules.com

Three Rules e tre regole

Se mai ce ne fosse il bisogno, ricordiamo i tre concetti fondamentali da cui nascono le tre regole, ricordati proprio in occasione del lancio delle Three Rules.

La birra trappista deve essere prodotta all’interno delle mura dell’Abbazia.
Questa birra è frutto di una collaborazione unica tra La Trappe, Tynt Meadow e Zundert Trappist. Esistono solo 9 birrifici trappisti al mondo che possono fregiarsi del marchio “Authentic Trappist Product”, questo implica che la nostra birra debba essere prodotta all’interno delle mura del monastero o nelle immediate vicinanze dell’Abbazia. Un luogo dove regna il qui e ora, sempre nel rispetto per gli altri e per la natura. È questo che puoi assaporare nella nostra birra.

La produzione avviene sotto la supervisione dei monaci.
Qual è l’origine del nome Trappista? Deriva dal nome del nostro ordine francese: Soligny -La-Trappe. Per questo motivo, monaci e monache sono comunemente chiamati “Trappisti e Trappiste”. Il nostro ordine è caratterizzato da una vita austera incentrata sulla preghiera e sul lavoro: ora et labora. Il tempo che ci resta dopo i riti religiosi, lo dedichiamo con altrettanta dedizione alla creazione di prodotti artigianali. Custodiamo con cura le ricette, spesso centenarie, e diamo importanza ai valori monastici intramontabili, come l’integrità e l’impegno.

Una parte dei proventi è destinata a opere di bene.
Nelle nostre abbazie non produciamo solo birra, ma anche marmellata, miele, formaggio e pane. Una parte di questi prodotti è per il consumo interno, mentre il resto viene destinato alla vendita. Questo ci permette di mantenere le comunità monastiche e ci aiuta soprattutto a realizzare la nostra vocazione: contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Laddove possibile, i proventi vengono destinati a donazioni e progetti di sviluppo sociale e ambientale. Una parte dei ricavi della produzione di questa birra sarà devoluta a Trees for All, un’associazione che promuove iniziative volte a proteggere il clima e la biodiversità.

TRE-REGOLE TRAPPISTE

thanks to 3-rules.com

 

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