La saggezza del Geco

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Il Birrificio Geco a Cornaredo

Il Geco è un birrificio artigianale situato a nord ovest di Milano, a pochi km dalla metropoli lombarda ma in un contesto molto tranquillo. La Cascina Croce è una frazione del comune di Cornaredo e ospita la sede e l’impianto di produzione del Birrificio Geco, una delle realtà più note e longeve del milanese.

Il birrificio, fondato dai fratelli Ligas, è ufficialmente attivo dal 2009 e condotto da Marco e Luca in maniera esemplare. Semplicità, professionalità, ironia e gentilezza sono le caratteristiche dell’azienda, che esprime la propria filosofia attraverso le proprie ottime birre.

La conferma della bontà del lavoro dei ragazzi del Geco viene dal gradimento del pubblico, ma anche dai numerosi riconoscimenti ricevuti dalla birre dei fratelli Ligas.

Marco ci attende in una tiepida mattina d’inverno per mostrarci il birrificio, raccontando la storia del Geco e offrendoci spunti e considerazioni molto interessanti. Le opinioni di Marco sono chiare e condivisibili, assolutamente da non perdere, soprattutto per chi voglia intraprendere lo stesso cammino nel mondo della birra.

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Il birrificio

Come è iniziata l’avventura nel mondo della birra artigianale?

“In maniera molto naturale, come per tanti che come noi hanno iniziato dieci anni fa: è iniziata con la semplice voglia di fare della birra. L’inizio è avvenuto nel 2008 con la prima birra ufficiale, proprio qui. In questo luogo c’è l’impianto di produzione e l’ufficio, in più abbiamo un magazzino qui vicino per contenere tutta l’altra birra che non vedi qui nelle celle.

Io faccio birra in casa dal 1999, in seguito è divenuto un lavoro primario ma ci sono dovuti diversi step; per due anni ho convissuto con due lavori e finalmente nel 2011 ho mollato la vecchia professione per dedicarmi solo alla birra.”

Come è stato il salto da homebrewer a birraio di professione?

“Non è stato così drastico: iniziando come secondo lavoro non avevo pressioni. Durante i primi due anni facevo birra usufruendo del tempo avanzato dal lavoro, e infatti ci pagavo giusto le spese. I riscontri positivi mi hanno spinto a cambiare impianto, in termini di tipologia e di dimensioni.

Inizialmente avevamo un impianto che arrivava dall’Inghilterra, ora il Birrificio Geco ha una sala di cottura da 7hl in doppia cotta e una imbottigliatrice isobarica che ci permette di non rifermentare, a meno che non lo si faccia per scelta. A conti fatti credo che questa scelta abbia più vantaggi che contro.

La Filosofia del Birrificio Geco

Dalla grafica si nota un legame con la musica, come mai questa scelta?

“E’ una passione che non è attiva ma a me piace moltissimo ascoltarla. Vivo con la  musica in sottofondo, anche qui in birrificio, come puoi ascoltare, c’è sempre musica. E’ una passione che condivido con l’altro socio, mio fratello Luca, e così abbiamo deciso per questa linea.

La musica identifica anche un certo modo di vivere e di vedere il mondo Abbiamo percorso la strada per una birra di facile approccio, come la fruizione della musica. Io descrivo la bevuta ideale al bancone del pub mentre chiacchiero e bevo, piuttosto che valutare ogni aspetto della birra senza godermela.

La birra è l’accompagnamento alla discussione, non l’oggetto delle chiacchiere. Il nostro motto è drink it easy non per nulla, perché secondo noi si può bere una birra anche senza dover dare per forza un giudizio. Poi ci sono anche i momenti per la degustazione, ma non possono essere al centro di tutto.”

[Sul sito del Birrificio Geco è presente una sezione con una interessante playlist in linea con le preferenze degli utenti]

 

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La birra

Quali birre producete?

“Produciamo una dozzina di birre, tra alta e bassa fermentazione. La maggior parte di esse deriva da scelte e gusti personali, ma cercando di fare qualcosa che piaccia alla gente. Ultimamente, data la grande quantità di birrifici e l’interesse della birra artigianale, siamo attenti anche alle novità, ma con la dovuta calma.

Abbiamo birre che trovano un grande risconto: la nostra pils, la Rubia, e l’american IPA, la Inoki, sono le birre più vendute. La milk stout è molto amata, e altre birre hanno ricevuto degli importanti riconoscimenti a livello nazionale. L’ultima prodotta sta dando buoni soddisfazioni, la Cherry Wave, una sour con aggiunta di succo di amarene.”

Ci sono anche dei biscotti con il vostro marchio:

“Sono i dolci prodotti con l’aggiunta della Pecora Nera, la nostra milk stout. Ci capita di instaurare delle collaborazioni con aziende alimentari, come con i biscotti o con il panettone da abbinare alla Babbo Bastardo, la christmas ale del Birrificio Geco.

La birra ha un grande potenziale, sia come ingrediente nelle ricette che come abbinamento. Si discute molto di food pairing e similitudini tra birra e cibo, ma credo che ci sia ancora di più da scoprire rispetto a quanto già scritto e sperimentato. Purtroppo nel vino c’è una interessante e ampia bibliografia che manca nel nostro settore.”

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Come vi muovete a livello commerciale?

“Ci organizziamo secondo una duplice scelta, lavorando con alcuni distributori e direttamente con i locali. Noi seguiamo la città di Milano e la provincia, principalmente nella zona nord ovest. Il resto si sviluppa con le collaborazioni con i distributori, principalmente nelle città di Novara, Bergamo, Pavia e Roma.

La nostra produzione non è ancora così grande per avere una distribuzione così capillare: al momento i distributori coprono circa il 20% della produzione totale.

Va fatto un discorso più ampio, la passione non è più sufficiente, devi sviluppare una parte commerciale sin dall’inizio dell’attività. Devi focalizzarti su ogni aspetto, non solo sulla birra: devi sapere sin da subito a chi rivolgerti e cosa produrre. Chi, come noi, ha iniziato nel 2008 non pensava a quale tipo di birra produrre, a chi venderla e a che prezzo: si faceva birra!

I pub che servono birra italiana artigianale sono aumentati ma il consumo pro capite non è cambiato, almeno secondo i dati ufficiali. Si è spostata la quota dei produttori artigianali rispetto a quelli industriali,ma siamo sempre al 3% del mercato.

Il moltiplicatore dei birrifici aperti negli ultimi dieci anni è più grande rispetto al moltiplicatore della quota di birra artigianale, valutando lo stesso periodo.”

Queste ultime considerazioni aprono un varco per entrare nella controversa sfera del settore della birra artigianali italiana, popolata da persone qualificate ma anche da fazioni opposte.

Il mondo della birra artigianale in Italia

Crafty e craft

“Ora il lavoro mi permette di viaggiare di meno, ma sono stato spesso in America per piacere e per lavoro [Marco, come la maggior parte degli addetti ai lavori, ha lavorato nel settore informatico: prima o poi qualcuno ci spigherà il motivo del legame tra birra e informatica]. Laggiù, di certo un paese influente nel settore, la situazione è molto diversa.

Noi ci meravigliamo se troviamo una birra craft o crafty in un supermercato mentre negli states non è così. Ho trovato alcuni negozietti, i classici Daily che vendono di tutto, spesso gestiti da asiatici, con una parete da cinque frigoriferi con birre perfettamente refrigerate e conservate. Puoi trovare le une accanto alle altre birre industriali, crafty e craft. In Italia una situazione del genere non è immaginabile, se lo fai qui troveresti molti contestatori.

E’ difficile arrivare all’8% del mercato, come accade in USA, se la birra la bevono solo gli intenditori. Iniziamo a verificare quanti beer shop usano il frigorifero o la cella.

Lo spiego con un esempio: se hai un azienda informatica nel garage di casa e sviluppi un software o una app che ti compra la microsoft, sei un uomo di successo. in maniera differente: se sei un piccolo birrificio e fai una buona birra e Heineken ti vuole comprare, sei un farabutto! Il fatto è che entrambe le scelte, questa e quella di chi rimane totalmente indipendente, sono rispettabili.

Un esempio personale: io rifornisco otto punti vendita di una catena di pizza al trancio. Da loro consegno una volta a settimana, nei beer shop consegno una volta ogni tre mesi: secondo te dove gira di più la birra? Dove rimane meno ferma? Faccio notare che in una pizzeria è difficile che non ci siano i frigoriferi. Se allarghi la distribuzione e temi che la birra sia mantenuta male è un preconcetto errato.”

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Birrifici, beer shop e beer firm

“E’ una strada in salita, sia per i birrifici ma soprattutto per le beer firm. Questi ultimi hanno margini risicati e, come tutti, molta concorrenza.  o si trasformano in pub itineranti partecipando a molti eventi per sopravvivere.

La beer firm vende al consumatore la birra che il birrificio produce per essa: tanti birrifici riducono la marginalità, così le firm sono schiacciate nel mezzo.

I beer shop devono affrontare il fatto che è sicuramente più stimolante venire in negozio e provare la birra, anche alla spina. Credo che il futuro sia in quella direzione, se non l’unica direzione possibile, dato il margine differente che la mescita ha nei confronti della vendita in bottiglia o lattina.”

Guarda le birre del Birrificio Geco

LE BIRRE DEL GECO

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