Punk IPA di Brewdog, la birra dalla quale tutto è iniziato.

Punk IPA di Brewdog

Punk IPA, la birra che ha dato inizio a tutto

Chi non conosce la Punk IPA? La IPA di Brewdog conosciuta in tutto il mondo è realmente, come recita la scritta in etichetta, “the beer that started it all”, e per almeno tre motivi.

La Punk IPA di Brewdog è la birra che ha dato inizio alla saga di Brewdog, rendendo il birrificio di Fraserburgh noto ovunque. Essa ha avuto inoltre il merito di dare simbolicamente inizio al movimento craft in tutto il mondo, rendendo la birra artigianale un fenomeno che ha investito l’interno settore del F&B. Inoltre, non va dimenticato, la Punk IPA è il simbolo dello stile American IPA, birra che ha letteralmente sconvolto tutto il comparto birra.

Se tutto ciò non bastasse, questa IPA è stata la prima craft beer ad essere commercializzata in lattina in Gran Bretagna.

Punk IPA e Brewdog

La nascita di questo fenomeno mondiale è nel 2006 quando James Watt e Martin Dickie fondano a Fraserburgh, nel nord ovest della Scozia, il birrificio Brewdog. La loro prima birra è la Punk IPA, una american IPA esplosiva, nella quale credono fortemente.

James e Martin caricano le birre nel loro furgone e girano per i mercati agricoli locali, vendendo direttamente ai consumatori. La birra piace e riscuote successo e curiosità, grazie ai sentori decisi e al piacevole finale amaro. Quando riescono a diventare fornitori di un supermercato Tesco intuiscono che il loro potenziale può solo aumentare, e non solo all’interno dei confini scozzesi.

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L’ascesa di Brewdog

L’anno seguente l’apertura i due soci ottengono prestiti per ampliare l’impianto, che portano ad un considerevole aumento produttivo, sia interno che destinato all’export. Ad un solo anno dalla nascita Brewdog diventa il più importante e produttivo birrificio indipendente di Scozia.

La Punk IPA ha un successo clamoroso, tanto da diventare la IPA più venduta in tutta la Scandinavia. Nel 2012 l’impianto viene trasferito a Ellon e i ricavi del birrificio salgono in maniera vertiginosa. Le birre prodotte sono centinaia, tra le quali alcune estreme, che suscitano clamore e stupore. La scelta di produrre birre estreme fa parte delle tecniche di marketing aggressive e inusuali messe in atto dal birrificio.

Dall’inizio della prima cotta ufficiale ad oggi gli impianti di Brewdog sono 4 in tutto il mondo: oltre a quello di Ellon sono attivi gli impianti di Berlino, Brisbane e Columbus, nell’Ohio. I Brewdog bar sono 52 nello UK, 6 negli USA e 24 nel resto del mondo tra Europa, Asia e Oceania. Completano le strutture 4 hotel tra USA e UK.

Proudly Scottish: punk, musica, letteratura e cinema

Lo stretto legame che salda la birra Punk IPA a tutta la filosofia di Brewdog è unico. “Punk” è il filo conduttore della comunicazione del birrificio; Punk è la comunità costruita e cresciuta intorno a Brewdog e Punk è l’attitudine.

l richiamo con il sottogenere di musica rock nato proprio in Gran Bretagna alla fine degli anni 70 è indicativo: la cultura scozzese è sempre stata molto attenta e attiva rispetto alle forme artistiche e creative. In un paese composto da 5 milioni e mezzo di abitanti le rock band sono state sorprendentemente numerose: Simple Minds, Wet Wet Wet, Franz Ferdinand, Deacon Blue, The Jesus and Mary Chain tra le più note. Se volessimo accomunare i punk di Brewdog ad una band potremmo pensare ai Primal Scream, che hanno partecipato con l’omonimo brano alla colonna sonora di Trainspotting, il film tratto dall’opera prima dello scozzese Irvine Welsh.

Lo scrittore di Leith è la conferma di quanto sia vivo il comune senso della creatività di un paese che ha dato i natali a penne quali Arhtur Conan Doyle, Walter Scott, Robert Louis Stevenson. Ma rimanendo sul tema musicale l’accostamento più consono potrebbe essere quello con i The Jolt, punk band di Glasgow attiva negli anni 80.

Essere punk a tutto tondo

Osservando a ritroso la storia di Brewdog sembra non essere affatto un caso che la prima birra sia stata proprio la Punk IPA. James e Martin hanno saputo creare intorno alla propria creatura un movimento di amanti e seguaci della filosofia Brewdog: i punk.

Tale volontà non è frutto del caso, ma una decisa intenzione che ha uno scopo preciso, e cioè identificare il proprio pubblico nel proprio prodotto. Come sostiene Chuck Palanhiuk, scrittore tra i più punk e noto per avere scritto Fight Club, uno dei segreti del successo di un’opera è “ritrarre un modello sociale attraverso la reiterazione“.

La medesima intenzione strategica usata nello sport, quando si crea un gruppo coeso i cui legami si cementano grazie alla presunta ostilità esterna: il noto “rumore dei nemici” citato da Jose Mourinho.

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Punk e birra

L’idea di associare il punk alle birre di Brewdog è semplice e geniale. Nella sua forma originaria il rock punk ha creato un solco nella società e nei costumi, non solo nella musica. Il punk si distingueva dal resto della musica durante gli anni 70 e 80 per 3 buoni motivi, oltre agli aspetti estetici e pseudo sociali: fare rumore, la ruvidità e andare controcorrente.

Nella filosofia di Brewdog si riscontra il rumore, grazie alle graffianti e provocatorie trovate pubblicitarie dei ragazzi di Fraiserburgh, che suscitano gran chiasso.

La ruvidità della musica punk è paragonata ad un certo tipo di comunicazione e alla veste grafica originaria, che rispecchia in maniera inequivocabile il concetto di “ruvido”.

La direzione controcorrente assunta dal birrificio scozzese è evidente sin dall’inizio: sfidare i colossi industriali proponendo un prodotto diverso, che possa spingere il grande pubblico ad una consapevolezza diversa.

In questa direzione l’obiettivo dei due soci fondatori è invitare i comuni bevitori di birra ad andare oltre al comune concetto di birra ed esplorare l’intero panorama birrario. A tal proposito Martin Dickie rivela: “All’età di 16 anni ho bevuto una Tennent’s e mi sono detto: è solo birra. Quando a 18 anni ho bevuto una Sierra Nevada a Edimburgo mi sono detto <<Porca troia , è strabiliante>>“.

Ma il vero carattere che unisce il punk a Brewdog sembra essere più concentrato in un unico sostantivo: ribellione. E’ probabile che i due ex-compagni di scuola avessero già delineato tutto nelle loro menti prima ancora di caricare il van con le scatole di Punk IPA da vendere al mercato agli albori dell’attività.

Branding, marketing e…

La strategia comunicativa del birrificio è chiara: farsi notare. Secondo il motto “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.” coniato da Oscar Wilde, i ragazzacci di Brewdog non perdono occasione per far parlar di sè.

Le tecniche di branding applicate da Brewdog sono chirurgiche ed efficaci: logo, font, copywriting, immagini e azioni convergono tutte al cuore dell’azienda, che ha saputo costruirsi un’identità ben precisa.

L’uso appropriato di campagne di guerrilla marketing ha portato il marchio scozzese sulla bocca di tutti. Alle campagne pubblicitarie fanno da spalla il lancio di eventi e di birre che seguono la filosofia comunicativa ai limiti dell’estremo.

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Provocazioni punk

La partenza della comunicazione del birrificio è inequivocabile: Punk IPA è la birra, Craft Beer fot the People è il motto. In queste due semplici locuzioni si delinea perfettamente la voce dell’azienda. Il termine punk miscelato a for the people indica la volontà di creare un popolo ribelle (almeno in termini di preferenze alcoliche).

Nel 2008 il gruppo Portman denuncia l’aggressività dei motto di Brewdog; poco male, se non fosse che il gruppo Portman è costituito dai principali produttori di alcolici del Regno Unito. La finalità del gruppo è di promuovere il consumo responsabile di alcol e prevenirne l’abuso.

Brewdog incassa, elimina le frasi “aggressive” e rilancia: la Speedball, American IPA da 7.7%ABV, viene lanciata sul mercato e si scatena un nuovo putiferio, a causa del nome condiviso con un noto mix di droghe pesanti. Solo un anno prima i ragazzi di Brewdog avevano subito un nuovo attacco dal gruppo Portman a casa dell’uscita della Tokio Imperial Stout, per via della gradazione pari a 18,2% ABV.

La segnalazione riguardante la Tokio venne inviata da un consumatore, che poi si scoprì essere uno dei due soci. I risultati: la Speedball e la Tokio Imperial Stout vengono ritirate dal mercato mentre la presunta battaglia di Brewdog nei confronti delle autorità riscuote un interesse internazionale.

I punk all’attacco del sistema compattano i loro seguaci e li guidano verso la ribellione facendo un gran baccano. Brewdog ottiene la visibilità richiesta e le casse si espandono, insieme alla notorietà.

Le critiche subite per le birre troppo alcoliche non frenano l’estrema ricerca del birrificio: nasce la Tactical Nuclear Penguin, birra da 32% ABV. Nel 2010 esce la Sink the Bismark, specialty beer da 41% ABV, alla quale segue la End of the History da 55% ABV. E’ il periodo nel quale Brewdog e Schorschbräu si sfidano per il titolo della birra più alcolica al mondo. All’estremo opposto Brewdog lancia sul mercato una IPA alchol free: si tratta della Punk AF, accompagnata dall’irriverente slogan “Sober as a motherfu“.

Trovate punk

La ricerca dell’originalità avviene anche attraverso eventi ricchi di clamore:

  • l’apertura del primo Brewdog Bar di Londra viene presentata con l’arrivo di un carro armato dell’esercito a Camden Highstreet.
  • per riprodurre appieno il processo produttivo delle storiche India Pale Ale decidono di lanciare una IPA introdotta in botti di legno e imbarcate su un peschereccio norvegese, sulla scia delle birre che viaggiavano sui mercantili inglesi verso le Indie
  • viene prodotta la Sunk Punk, una birra fermentata sul fondo dell’oceano in tini speciali in acciaio
  • per celebrare il matrimonio reale del principe William viene prodotta la birra Royal Virility Performance, IPA da 7,5% ABV con Viagra, cioccolato e Horny Goat Weed, una presunta erba afrodisiaca

Nel mezzo ci sono la petizione per introdurre una pinta ridotta nei bar, con tanto di presentazione in parlamento condotta da un uomo affetto da nanismo; il lancio di gatti imbalsamati sulla città di Londra; l’imbottigliamento della The End of the History in bottiglie contenute in animali impagliati.

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Equity for punks

Nel 2009 parte il progetto Equity for Punks, una campagna di crowfunding senza eguali che ha lo scopo di introdurre investimenti nel birrificio. L’obiettivo primario è garantire l’autosufficienza energetica all’impianto, al quale seguiranno altri progetti relativi alla tutela ambientale.

La prima campagna promette uno sconto del 20% sui prodotti del birrificio e una pinta nel giorno del compleanno del socio, oltre ai dividendi, che non sono l’obiettivo principale. Anche Equity for Punks poggia sulla creazione di una comunità di individui nel quale identificarsi.

Al primo progetto fanno seguito altre tre campagne: la Equity for Punks IV ha l’obiettivo di raccogliere 20 milioni di sterline da investire in progetti di ampliamento dell’attività.

E ora la birra: Punk IPA di Brewdog

Se la Punk IPA ha lanciato Brewdog alla conquista del mondo non è solo merito della comunicazione del brand. La Punk IPA è la birra giusta lanciata nel momento giusto nella maniera più consona. Prima tra le American IPA divenute popolari, questa birra ha subito nel tempo delle piccole modifiche nella ricetta e alcune più visibili in etichetta.

La Punk IPA si presenta con un colore giallo dorato e una abbondante schiuma bianca, di buona persistenza. Al naso le tipiche note maltate di caramello, che lasciano posto alle intense note fruttate e agrumate rilasciate dai luppoli Chinook, Simcoe, Ahtanum e Nelson Sauvin. Birra dal corpo medio e dalla carbonazione medio alta, la Punk IPA è una birra ben bilanciata tra la componente amara dei luppoli e quella maltata di biscotto.

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THANKS TO: brewdog.com

 

 

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