Birra brulè, la birra che riscalda l’inverno

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La Birra Brulè, o BeerBrulè

Nei mesi invernali uno dei prodotti ricorrenti nell’immaginario collettivo è il vin brulè. Le visioni di pentole colme di liquido fumante e di mestoli pronti a rimpire grossi bicchieri è ricorrente, soprattutto a ridosso delle festività di fine anno.

Se da una parte il vino perde le sue caratteristiche principali, di contro dona quell’ebbrezza e quel sapore che rientra nei ricordi di chiunque abbia visitato un mercatino, una fiera, un evento.

Sulle orme della bevanda alcolica per eccellenza, la birra può degnamente sostituire il vino in ogni occasione, compreso il noto vin brulè. Così la birra brulè, o beer brulè, è diventata una bevanda tipica invernale, che riscalda il corpo e l’animo. I più fervidi sostenitori della supremazia della birra rispetto al più nobile vino sono anche tra coloro i quali indicano la birra più consona rispetto al vino.

Le caratteristiche della birra sono infatti più adatte per la commistione con le spezie, come confermato dall’ottimo riscontro che hanno christmas ale, witiber e altre ales.

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Il vin brulè

Il vin brulè, che deve il suo nome al termine francese bruler (bruciare), è una bevanda a base di vino, che viene fatta bollire insieme a delle spezie quali chiodi di garofano, cannella, bucce di agrumi e altre ancora. Dopo l’aggiunta di zucchero o miele viene mantenuto caldo e servito alla temperatura di circa 50°C.

Le origini del vin brulè risalgono all’antica Grecia: una leggenda indica in Ippocrate l’artefice della ricetta. Non è un caso se la bevanda verrà conosciuta nel medioevo con il nome di “ipocras”. I greci diffondono l’usanza, che perviene nell’antica Roma e si estende nel resto dell’impero.

Prediletto nelle nazioni più settentrionali del continente europeo, il vin brulè assume nomi e caratteristiche diverse a seconda del paese. In Svezia è noto il glögg, nel quale viene aggiunta anche la vodka; in Germania si beve dell’ottimo gluhwein, con l’aggiunta di foglie di alloro. La Francia è la patria del vin chaud, che include anche le foglie della menta, mentre in Inghilterra si bevono il mulled wine e lo Smoking Bishop.

Birra brulè in Europa

La birra brulè ha una tradizione radicata nel vecchio continente, in particolare in quei paesi dove la cultura della birra è ben presente. In Germania la Glühbier viene prodotta con l’aggiunta di ciliegie, così come le Glühkriek belga. In Polonia si beve invece la Grzane Piwo, nella quale viene aggiunto anche lo zenzero.

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La ricetta e la reparazione della birra brulè

La ricetta della birra brulè è del tutto simile a quella del cugino maggiore, il vin brulè. Gli ingredienti vengono scaldati sino all’ebollizione, e successivamente infusi a fiamma lenta per almeno dieci minuti.  Si filtra la bevanda per eliminare le impurità, dovute alla macerazione delle spezie, e si mantiene la birra brulè al caldo. La temperatura di servizio dovrebbe essere intorno ai 50°C, anche se a volte, soprattutto all’aperto, non è semplice mantenere la temperatura costante.

Le dosi vengono indicate per praticità sulla base di 1 litro di birra: per volumi maggiori, come auspicabile, si mantengono i rapporti tra gli ingredienti:

  • 1 litro di Ale
  • 8 chiodi di garofano
  • 2 stecche di cannella
  • 1/2 noce moscata
  • 1 anice stellato
  • 1 bacca di pepe nero
  • 1 buccia di arancia
  • 200 grammi di zucchero

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La birra

Per una birra brulè in cui risalti la speziatura si consiglia di usare una ale chiara che abbia una gradazione alcolica discreta. La scelta può ricadere sulla Runa di Montegioco, la belgian ale che il birrificio alessandrino usa come base per creare birre più complesse.

Un’altra buona birra è La Belle Blond di Hoppy Hobby, la blond ale del birrifico legnanese, già vincitrice di riconoscimenti a livello nazionale.

Varianti

Per sperimentare o rendere la birra brulè più simili ai gusti personali è consigliabile qualche variante:

  • è comune introdurre la buccia di limone invece dell’arancia.
  • per una birra brulè più moribida si consiglia di sostituire lo zucchero con il miele
  • per gli amanti delle sperimentazioni si suggerisce di usare una christmas ale, che di base risulta già speziata.

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Gluehbier, Glühkriek, Lambic & co.

In commercio esistono delle birre, alcune di livello superiore, che si ispirano alle birre brulè. Alcune di esse possono essere degustate sia fresche che riscaldate.

La Appenzeller Gluehbier viene prodotta in Svizzera dal 2012 ed è uno degli esempi commerciali più noti tra le Gluehbier.

Il birrificio fiammingo Liefmans produce la Liefmans Gluhkriek, birra stagionale da degustare rigorosamente calda.

Negli Stati Uniti il movimento craft contribuisce alla diffusione delle Glühkriek: Dovetail Brewery di Chicago produce una glühkriek, lambic da 6.5% alc vol. Il birrificio Cascade Brewing dell’Oregon include nella propria raffinata gamma una Glühkriek.

In Italia il birrificio piemontese Loverbeer, noto per l’alta qualità delle birre, produce A Renna Glü, una winter ale ispirata alle Glühbier, da bersi sia calda che fresca.

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La Runa di Montegioco, indicata per la preparazione della birra brulè

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