Birra e DNA, DNA della birra

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Birra e DNA, oltre alla birra

La grande popolarità della birra artigianale e la proliferazione di birrifici in tutto il mondo ha creato una nuova necessità agli addetti ai lavori: distinguersi. Il movimento craft beer ha introdotto centinaia di nuovi brand sul mercato, ed ha indotto i marchi crafty e industriali a seguire alcune logiche tipiche delle craft beer.

Tra di esse la necessità di una comunicazione più originale e specifica, grafiche e nomenclature accattivanti, nuovi formati e la visibilità digitale. Alcuni marchi puntano sul celebre assunto di Oscar Wilde “Nel bene o nel male, purché se ne parli” e non si pongono limiti nel creare birre sempre più strane, o birre da record, come la birra più alcolica del mondo. Consci che si tratti di marketing, a volte si elabora un parere con molta fatica.

Birra e dna

Nel 2016 un birrificio londinese lancia un curioso progetto: produrre la birra ideale ad personam partendo dalle caratteristiche genetiche. Nel dna è presente il gene TAS2R38, responsabile dei recettori del gusto orale, e grazie allo studio del gene è possibile identificare le preferenze personali verso specifici profili di sapore all’interno della birra, in primis il dolce a l’amaro.

La californiana 23andMe, società di genomica e biotecnologie, partecipa al progetto con l’intento di determinare la percezione e propensione ai profili dolci e amari, principalmente in base alla capacità di rilevare il propiltiouracile, una sostanza chimica simile ai composti amari presenti nel cavolo, crudo broccoli, acqua tonica al caffè e alcune birre scure.

In questo modo, prelevando il dna del richiedente, sarà possibile creare la ricetta per la birra più adatta ad ogni personale gusto.

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Meantime

L’ideatore del progetto è Ciaran Giblin, birraio di Meantime, il più grande birrificio di Londra con sede a Greenwich. Il birrificio londinese fondato nel 1999 da Alaistar Hook grazie ad un crowdfunding e ora controllato dal colosso Asahi Breweries decide di gettarsi in questa folle ricerca grazie alla trovata del suo birraio.

Ciaran ha testato su se stesso la teoria secondo la quale sia possibile produrre una birra partendo dal proprio dna. E’ diventato così il primo birraio della storia a produrre una birra sulla base del proprio DNA, utilizzando un profilo genetico per mappare le sue preferenze di sapore.

Nasce così la Double Helix, birra che deve il suo nome al duplice significato: la doppia elica in riferimento alla struttura del dna e double come lo stile double ipa. La Double Helix è infatti una double ipa da 10 abv prodotta in serie limitata, da non confondersi con le omonime birra prodotte da Atom e Spyglass Brewing Company.

Il progetto Bespoke

Meantime Bespoke è il nome del progetto che da la possibilità a chiunque di farsi produrre la propria birra ideale. Prelevando un campione di saliva del richiedente il team dei birrai Meantime mappa il profilo aromatico. In seguito inizia la creazione della ricetta a stretto contatto con il cliente, che fornirà ulteriori elementi. Il diretto interessato sarà inoltre partecipe della cotta sull’impianto pilota, ove potrà contribuire attivamente alla produzione.

Tutti possono richiedere la propria birra, a patto che si abbia a disposizione una somma di denaro pari almeno a 25000 sterline, equivalenti a poco più di 27000 euro. Con tale cifra si otterrà una fornitura di 120 litri della propria birra ideale, con la possibilità di usufruire di alcuni servizi extra.

I servizi aggiuntivi sono:

  • creazione di etichetta, bottiglia e packaging personalizzato
  • infustare la birra per portarla al pub preferito oppure di essere servita nella Meantime Tasting Rooms preferita
  • set di bicchieri personalizzati (a partire dalla forma)
  • partecipazione ad un corso di studio per approfondire la comprensione del processo produttivo della birra

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A proposito di DNA…

Se Meantime ha pensato di produrre birra a partire dal dna del bevitore, c’è chi studia invece il dna della birra. Nel 2015 nasce in Svizzera il progetto BeerDeCoded che intende catalogare le birre in base al loro dna.

Il progetto, senza fini di lucro e vivo grazie al crowdfunding lanciato sulla piattaforma kickstarter, nasce dall’esigenza di conoscer meglio le birre e saperle distinguere.

Secondo il direttore del progetto, il Dottor Gianpaolo Rando, ricercatore in biologia molecolare all’università di Ginevra, la mappatura genetica delle birre consentirà anche al consumatore medio di poter riconoscere il tipo di birra più adatto. Questa esigenza deriva dall’esplosione del fenomeno delle craft beer, che hanno portato molta varietà nei pub e la conseguente confusione nella scelta da parte dei consumatori comuni.

BeerDeCoded

L’obiettivo di BeerDeCoded è di riuscire a catalogare quante più birre possibili, con il fine ultimo di costruire un albero genetico utilizzando gli stessi algoritmi sviluppati per l’albero della vita.

Dal sito ufficiale del progetto si legge:

“Tutte le fasi sperimentali sono aperte e le persone possono assistere agli esperimenti visitando il laboratorio aperto Hackuarium situato a Losanna aperto al pubblico ogni mercoledì sera. Durante queste serate aperte, le persone possono unirsi al team di BeerDeCoded, purificare il DNA da 1.000 birre, sequenziare il DNA, procedere ad analisi bioinformatiche e bere la birra rimanente.”

Infine:
“Queste informazioni possono aiutare i birrai artigianali a confrontare nuove ricette con i prodotti esistenti e controllarne la qualità. La birra è una scusa per riflettere sulla tecnologia. La scienza è troppo importante per lasciarla agli scienziati. Con una birra, le persone possono mescolarsi con uno scienziato, fare domande e contribuire a rispondere a nuove.”

beerdecoded

 

Se vuoi approfondire la conoscenza delle double ipa:

DOUBLE IPA

 

Immagini e loghi sono proprietà dei rispettivi proprietari.

Si ringraziano www.meantimebrewing.com e www.genome.beer

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