Il BJCP

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BJCP: di cosa si tratta?

BJCP è l’acronimo di Beer Judge Certification Program, che identifica una organizzazione no -profit statunitense nata nel 1985. Lo scopo dell’associazione è promuovere la conoscenza e l’apprezzamento della birra e, soprattutto, riconoscere le capacità di degustazione e valutazione della birra.

Il BJCP si impegna dunque nella diffusione della conoscenza della birra e, come il nome stesso suggerisce, nella formazione di figure professionali destinate alla valutazione delle birre.

Perché mai si citano e si consultano le direttive dell’organizzazione in fase produttiva e pre-produttiva? Occorre fare chiarezza.

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Cosa è il BJCP

Secondo la stessa associazione gli scopi del programma sono:

  • Incoraggiare la conoscenza, la comprensione e l’apprezzamento dei diversi stili di birra, idromele e sidro del mondo;
  • Riconoscere e promuovere la degustazione di birra, idromele e sidro, la valutazione e le abilità comunicative;
  • Sviluppare strumenti, metodi e processi standardizzati per la valutazione strutturata, la classificazione e il feedback di birra, idromele e sidro.

In sintesi il ruolo del BJCP consiste nel certificare e classificare i giudici della birra attraverso un processo di esame e monitoraggio, e fornire risorse educative per giudici attuali e futuri.

La spiegazione è piuttosto chiara: il BJCP prepara e si occupa di giudici. Per fare ciò deve fornire delle nozioni e dei parametri di giudizio: le linee guida.

Cosa non è

L’associazione statunitense si occupa quindi della formazione di giudici, prevalentemente attivi nei concorsi per homebrewers. La definizione di linee guide che stabiliscono dei parametri per classificare i numerosi stili di birra è necessaria per la valutazione da parte dei giudici.

Definire uno stile di birra può essere un’impresa, a causa delle numerose tipologie e delle sottili differenze che a volte classificano una birra da un ‘altra.

Le linee guida nascono quindi per stabilire criteri e parametri, e non hanno la presunzione di fornire delle regole all’interno dei processi produttivi. Il BJCP non è un’ente internazionale che controlla la classificazione; non è un organo che monitora l’attività dei birrifici e non interviene in alcun modo nel classificare gli stili di birra.

Il BJCP chiarisce la propria posizione, consultabile sul proprio sito e reperibile in italiano grazie alla traduzione ad opera del MoBi, dal quale si estrae:

  • I nostri nomi sono semplici appellativi che abbiamo scelto per identificare al meglio gli stili e i  raggruppamenti
  • Siamo consci del fatto che questi stili possono avere nomi diversi e che possono essere chiamati in modo diverso in diverse (o anche nelle stesse) parti del mondo.
  • Alcuni nomi utilizzati sono appellativi protetti. Non affermiamo che questi non devono essere rispettati, o che i birrifici commerciali dovrebbero usare questi nomi. Piuttosto che questi sono i nomi più appropriati per descrivere gli stili.
  • I nomi utilizzati sono descrittivi e non necessariamente hanno il nome del prodotto nel mercato locale. Quindi non bisognerebbe dedurre che stiamo suggerendo ai birrai di cambiare nome alle proprie birre.
  • Non utilizziamo nomi di stati o di regioni per implicare “proprietà” o altre preferenze. Quando esistono nomi comunemente usati, preferiamo questi per indicare uno stile, piuttosto che un più ampio nome geografico

La nascita

Facciamo alcuni passi indietro, necessari per comprendere al meglio l’entità e la filosofia dell’associazione.

Il BJCP viene fondato nel 1985 grazie alla volontà di alcuni appassionati, che ricevono il supporto di due importanti enti americani: l’American Homebrewers Association (AHA) e la Home Wine and Beer Trade Association (HWBTA).

Le organizzazioni autorizzano i concorsi di homebrewing sul territorio nazionale e accolgono quindi positivamente la possibilità di usufruire di giudici preparati. Dieci anni dopo, nel 1995, l’AHA ritira il proprio sostegno, con la volontà di creare un proprio programma di valutazione per la birra.

La dipartita provoca il successivo ritiro dall’altra associazione, il HWBTA, che non si ritiene in grado di sostenere da sola il BJCP. Il numero dei giudici formati è però considerevole, e molti di loro decidono di salvare il BJCP dalla scomparsa dedicandosi attivamente all’associazione. Iniziano così una sorta di volontariato che permette al programma di continuare ad esistere e ad evolversi in maniera indipendente.

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La popolarità: un pò di storia

Negli Stati Uniti la pratica dell’homebrewing è molto diffusa oramai da tempo. Inoltre già verso la fine degli anni 70 esistono due associazioni che riuniscono i birrai americani: l’American Homebrewer Association e la Brewers Association.

Nei primi anni 80 vengono fondate la Sierra Nevada Brewing Company e la Samuel Adams; negli anni 90 inizia la sperimentazione dei birrifici artigianali americani che si diffonde a macchia d’olio.

Nel 2007 la Brewers Association definisce i parametri per poter definire la craft beer, mentre le birre IPA sono oramai un fenomeno riportato in voga, destinato anche ai non-cultori del prodotto birra.

In Italia alcuni pionieri pongono la basi per il movimento dei birrifici artigianali nostrani: Agostino Arioli del Birrificio Italiano e Teo Musso di Baladin sono tra i più noti. Insieme a loro un gruppo di birrai preparati e decisi che si affacciano sul mercato con prodotti di qualità. Siamo a metà anni 90 e nel 1995 la legge italiana ammette la produzione di birra casalinga per fini non commerciali.

Negli ultimi anni, e più specificatamente nell’ultimo decennio, la popolarità della birra, soprattutto della birra artigianale, ha innescato una larga diffusione della cultura birraria. Sono nati centinaia di birrifici artigianali: in Italia i produttori sono passati da circa 200 a quasi 1500 in soli 6 anni, secondo i dati di microbirrifici.org

Inoltre la cultura dell’ homebrewing ha conquistato molti più appassionati. Se sino a pochi anni fa esisteva un solo rivenditore dedicato alla “birra fatta in casa” ora è possibile trovare numerosi siti che affiancano il pioniere Mr. Malt.

Tutto il settore, dal praticante che opera nella cucina di casa sino al produttore professionista, ha beneficiato della crescita. L’ampia diffusione provoca infatti:

  • più concorrenza, e quindi prezzi più competitivi, per le materie prime e le attrezzature
  • mercato dell’usato più ampio
  • maggiore diffusione della conoscenza
  • competitività maggiore

Il ruolo delle linee guida del BJCP

In tutto questo fermento nasce la necessità di poter determinare gli stili di birra: a chi rivolgersi? Le linee guida del BJCP sembrano aderire perfettamente alle esigenze di homebrewers e birrai, che devono poter avviare una comunicazione che segua un “dizionario” comune.

Le indicazioni del BJCP diventano così un utile strumento al quale rivolgersi e al quale fare ricorso, dotando l’associazione statunitense di un’autorità non rivendicata ma attribuita per giusti meriti.

Il lavoro svolto nei decenni da parte dei volontari ha così creato una sorta di ricovero di informazioni e parametri fondamentali. Il BJCP aiuta a stabilire i confini tra le diverse tipologie e stili di birra, per agevolare il lavoro dei produttori e degli stessi giudici.

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BJCP oggi

Ad oggi esistono decine e decine di entità e strutture che si rivolgono alle informazioni del BJCP, per garantire una uniformità di giudizio e l’utilizzo di un linguaggio comune. Tra queste entità vi sono associazioni professionali e amatoriali, scuole, corsi, produttori di materie prime e birrifici, software e tutto ciò che abbia a che fare con il mondo della birra.

L’associazione americana ha diffuso nel 2015 una nuova versione della propria guida agli stili di birra, idromele e sidro, aggiornata e rivista. Tale versione, non privata da polemiche più o meno sensate, contiene 34 tipologie suddivise in stili, alle quali si aggiungono tre stili locali riunite in una appendice.

A causa della considerevole mole di lavoro necessaria alla stesura di una guida che comprenda la maggioranza degli stili di birra conosciuti, si può intuire che per la definizione di una nuova versione si deve attendere ancora.

Ma il settore della birra è vivace e creativo, e la continua ricerca porta a novità interessanti piuttosto di frequente.Per questo motivo il BJCP, prima della pubblicazione di una nuova guida, ha deciso di rilasciare un aggiornamento nel corso del 2018.

La revisione del BJCP comprende l’introduzione di quattro stili di birra che stanno avendo un buon successo:

  • New England IPA (meglio conosciute come NEIPA);
  • Burton Ale;
  • Catharina Sour:
  • New Zealand Pilsner

Le quattro novità sono etichettate come provvisorie: ciò intende che gli stili sono ammessi nelle competizioni e nei concorsi, ma non è ancora certo che vengano incluse nella nuova versione del BJCP.

Per maggiori informazioni riguardanti i nuovi stili è possibile consultare le linee guida suggerite dal BJCP per le NEIPA, Burton Ale, Catharina Sour e New Zealand Sour.

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