Valentino Rossi, la birra tra arte e passione

valentino-rossi-inconsueto-birrificio-bustese

Valentino Rossi è nome comune nell’italico paese e rappresenta nell’immaginario collettivo l’eccellenza nello sport, e cioè il celebre campione delle due ruote. Il “nostro” Valentino è un campione nel suo settore, e pur avendo un feeling molto saldo con i motori, non è noto per le traiettorie in pista o per i sorpassi.

Valentino Rossi è uno di quei personaggi che lasceresti parlare per ore senza interromperlo, possibilmente sorseggiando una delle sue eccellenti creature. Sarà per il suo aspetto da artista, dovuto ai mustacchi alla Dalì, o per la spontanea genuinità con la quale ti attende nel suo birrificio.

Il Valentino Rossi di Busto

Non facciamo in tempo a porre la prima domanda, Valentino ci accoglie dietro al banco ed inizia a chiacchierare:
“Ho appena finito la fiera di Pordenone ed ho notato una cosa tra i colleghi, soprattutto tra quelli più “giovani”: tendono ad abbinare un consiglio culinario ad ogni loro prodotto e mi chiedo come possano, avendo appena iniziato.

La birra non può avere limiti e non va quindi confinata in abbinamento con particolari cibi: o si è di fronte ad un prodotto eccezionalmente fuori dai canoni oppure ad un produttore che non sa come vendere la propria birra. La birra sconfina ovunque: non esista “la birra” ma esistono “le birre” . Ogni birraio ha le sue; esistono le birre del birraio! La nota più stonata è rimarcare sempre lo stile: gli ingredienti sono quelli e sono i birrai a decidere come utilizzarli.

Ogni birraio deve fare le proprie birre. Io non ci penserei a fare birre di qualcun’altro, perché non mi sentirei in grado di riprodurle e non me la sentirei in genere. Attualmente si seguono le tendenze, come la necessità di produrre IPA. Le IPA non esistono più, o meglio, solo in parte. Quelle che trovi in commercio sono APA perchè vengono utilizzati i luppoli americani e non quelli indiani. Non si parla più della traversata Calcutta – Southampton!

La birra artigianale

Ci troviamo subiti coinvolti nella questione dell’essenza della birra artigianale: come è possibile definire una birra artigianale e trovarla commerciata nella grande distribuzione?

“C’è un discount in cui ho appena trovato due note marche di birre italiche artigianali che vendono i propri prodotti a poco meno di 5 euro per la bottiglia da 3/4 di litro: per me è una offesa.

Consideriamo inoltre la conservazione. E’ un fattore molto importante che nella grande distribuzione non può venire garantito. Io ricordo poi che l’ASL mi indicò in sei mesi la conservazione massima per le birre artigianali mentre noto delle scadenze oltre i due anni. Questo vale sia per i fusti che per le bottiglie.

Io sono un artigiano, lavoro con il pentolone e so bene che la birra è un elemento vivo. Va bevuta nella sua “ascesa” altrimenti diventa un prodotto declassato. Come può essere mantenuta per due anni? C’è una gran confusione!”

birre-di-natale-l'inconsueto

Come può essere quindi classificata una birra artigianale?

“La legge vieta che sia riportata la dicitura “artigianale”, infatti io sulle etichette lascio stampare “Artigian-Ale” (risate…). Tanti miei colleghi sono stati multati per questo, ma credo che a questo punto sia anche comprensibile non lasciare la dicitura. Se intendiamo per “artigianale” una birra non filtrata e non pastorizzata essa può essere ugualmente prodotta in impianti industriali da 10mila litri, per cui essere denominata artigianale.

Credo sia possibile aggirare il divieto modificando la dicitura in “prodotti con metodo artigianale” o qualcosa di simile.”

Gli inizi della carriera e le birre “inconsuete”

Come hai iniziato questa arte?

“Con passione: la birra si fa con passione, altrimenti è inutile. Fare la birra è faticoso, non è così semplice come tirare la leva della spina, c’è un procedimento meticoloso alla spalle. Con la passione si fanno le cose buone, indiscutibilmente.”

Che tipo di birre produci?

“Faccio una decina di birre, dalla chiara alla rossa ed alla scura, la affumicata, alla cannella, al miele, la birra di Natale, la birra agli agrumi: in particolare quella al pomelo è la migliore. Produco anche doppio malto ed Ipa.

Nel locale vanno a rotazione su sei spine mentre nelle fiere ne porto nove tipi: credo siano abbastanza.”

Partecipi anche a fiere all’estero?

“Sono stato invitato diverse volte a fiere all’estero ma quando varchi i confini nazionali ti trovi di fronte a problemi con la dogana e con le sospensioni di accisa. Preferisco rimanere in Italia, anche perché la mia produzione è limitata. In sostanza preferisco fare solo birra, è questo il mio intento.”

Parlaci delle tue birre:

“Ci sono alcune birre che sono “costretto” a tenere nel locale; la chiara è una di queste. L’inconsueta è la birra del locale, leggermente affumicata, anche se non vuole essere assolutamente una rauch perché le birre le faccio come piacciono a me.

Ogni birra può piacere o meno, l’importante è che sia prodotta correttamente: da due anni ho introdotto la birra al miele di castagno che piace molto: sembra miele liquido. Ci sono persone che prima di venire all’Inconsueto mi telefonano per sapere se ci sia la birra al miele, e nonostante questo successo è una birra che io non bevo.

E assicuro che trovare del miele di castagno di buona qualità non è affatto facile!

La Niura è una stout, anche se preferisco chiamarla imperial stout perchè ha una gradazione di 6,5%, con una bella struttura e corposità. La birra di Natale è prodotta con coriandolo e arancia candita, e da quest’anno ho apportato una piccola modifica che non svelerò mai!”

birre-l'inconsueto-valentino-rossi

Hai mai pensato di espandere la produzione?

“Diventa una questione economica per via degli impianti, e si aggiungerebbe la necessità di cambiare il tipo di locale. Inoltre, come ben sai, la mia birra la puoi bere solo da me, oppure puoi trovarla nelle fiere. Io non cedo i miei fusti ad altri rivenditori.

Per il momento che stiamo attraversando, e cioè di grande attenzione verso la birra, sarebbe vantaggioso concedere le birre a terzi ma andrei contro il motivo per il quale ho creato tutto questo. La nascita dell’Inconsueto è basata sul fatto di produrre e dare, direttamente nel locale. I clienti vengono al birrificio e bevono la birra, cioè l’intento dei birrai pionieri.

Ora l’aspetto economico è imperante, ma è automatico che la qualità si intacchi quando decidi di darla a terzi: la birra è un prodotto vivo e va trattata con molte accortezze.

Le birre vanno bevute, e quindi mantenute, a temperature diverse, ed è un fatto da cui non si deve prescindere. Sento spesso la gente lamentarsi perché la birra non è abbastanza fredda, ma è un fatto di cultura, ovviamente fuorviante. Non si può bere una birra a 4 gradi, la birra troppo fredda non si beve!

Sembra stupido ma è difficile far entrare nella testa che la birra non deve essere ghiacciata. Perché è accettato che il vino venga bevuto a 18 gradi e non che la birra scura debba essere servita tra i 9 gradi ed i 12 gradi? Se la bevi fredda non senti gli aromi: la birra a 2 o 4 gradi non può essere assaporata; finisce che si beve solo il gas!

Quando ho aperto, nel 2004, eravamo circa 60 di birrifici, ora abbiamo superato i 1000: il problema è che non cambia il consumo pro capite italiano, significa che c’è ancora poca cultura brassicola. Io vendo ad 8 euro la bottiglia da 3/4 e ti assicuro che sono al limite del sottocosto, ma alcuni arricciano il naso.

Con la fatica che faccio è come se vendesse un brunello: calcola che mi sveglio alle 4 del mattino per esigenze di produzione.”

l'inconsueto-birrificio-bustese

Valentino Rossi a 360 gradi

Tra una battuta ed una risata con i vari avventori che si succedono al banco riusciamo ad ottenere altre preziose ed imperdibili chicche del nostro Birraio:

“Io sono partito per fare lo spaccio e quindi la somministrazione direttamente in birrificio; poi cambiano tempi e sei costretto ad andare alle fiere, per fare conoscere il mio prodotto. L’Italia è la terra del vino, lo stabilisce che l’accisa sul vino è pari a zero, a differenza della birra. Questo nonostante la birra italiana sia apprezzata in tutto il mondo.

Se si vanno a guardare le classifiche dei vari concorsi internazionali si trova sempre un prodotto nostrano tra i primi tre posti: non dimentichiamoci mai che noi siamo italiani, abbiamo l’estro!

Grazie a Dio sta scemando la moda delle Apa mascherate da Ipa. Questi luppoli americani impediscono la distinzione di una birra dall’altra perché coprenti. Certamente coprono anche i difetti, ed uno dei motivi per i quali vengono utilizzati.

Io voglio sentire il malto nelle birre perchè è la prima componente. La birra è fatta di acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito e vorrei poterli sentire tutti nello stesso ordine, possibilmente evitando il lievito”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WhatsApp chat