Gambrinus, il dio della birra

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Il Bacco della birra: Gambrinus

Il nome Gambrinus è associato alla birra, come la figura di Bacco lo è al vino. Ma se della divinità del pantheon romano, alter ego del Dioniso greco, è nota la leggenda e le gesta, ben poco è stato tramandato di Gambrinus.

Dall’etimologia del nome all’identificazione con un personaggio storico: tutto è avvolto dal dubbio. E’ noto invece il legame tra il mitologico essere e la bevanda fermentata, come dimostrato dalla grande diffusione del nome, che viene omaggiato da birre, locali, pub, ristoranti, eventi ecc ecc.

Oltre alle origini incerte, non è chiaro il ruolo di Gambrinus all’interno del mondo della birra. Secondo alcune leggende può essere stato l’inventore della bevanda moderna, un birraio, un semplice bevitore. Esistono dei racconti e alcuni aneddoti che cercano di collocare la figura del cosidetto “Dio della birra“, nonostante nessuna di esse lo indichi come una divinità.

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Giovanni di Brabante

La maggior parte delle leggende identificano Giovanni I di Brabante come il celebre Gambrinus. Il fu Duca di Lorena e del Brabante, soprannominato “il vittorioso”, visse nelle Fiandre nel tredicesimo secolo, e il suo nome originale sembra sia stato Jan Primus, che venne in seguito storpiato in Gambrinus.

Se il nome pare confemrare la vera identità del personaggio, non è chiaro il legame con la birra, se non il paese di origine. E’ curioso però che un suo discendente, Giovanni IV di Brabante, viene considerato una figura molto importante nella storia della birra. Pare che il nobile fu tra i primi ad utilizzare il luppolo, facendo macerare e bollire orzo e fiori di luppolo in un alambicco. Questo avveniva nel Pajottenland, e l’uso dell’alambicco (in francese alambic) può avere ispirato il nome Lambic.

Giovanni IV fu anche autore del decreto che nel 1420 imponeva ai birrai l’uso del frumento in aggiunta alle ricette, ai fini di migliorare le birre.

Giovanni di Borgogna

Se Giovanni IV di Brabante viene indicato anche come Giovanni di Borgogna o Giovanni del Brabante, non deve essere confuso con il suo omonimo Giovanni di Borgona, detto “Giovanni Senza Paura“.

Il nobile, che fu Duca di Borgona e Conte di Borgona, Artois e Fiandre, pare fosse un cultore della bevanda ai cereali. Viene indicato come uno dei primi ad avere introdotto il luppolo nelle ricette birrarie, ma è più probabile che il suo nome venne confuso con il precedente personaggio, Giovanni IV.

Gambrinus figlio di Marsus

Secondo gli Annales Bajorum del bavarese Johannes Aventinus, Gambrinus fù il re germanico che fece costruire il porto di Amburgo sul fiume Elba. Il condottiero era famoso, così come il padre Marsus, per provare una grande passione per la birra. Sembra che entrambi i re, padre e figlio, fossero degli enormi consumatori della bevanda.

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Il birraio di Carlo Magno

Gambrinus pare fosse il nome del birraio alla corte di Carlo Magno, il fondatore dell’Impero Carolingio e primo Imperatore dei romani. Il Gambrinus birraio viene indicato come il vero inventore della birra, anche la storia colloca l’invenzione molti secoli prima.

Re della birra

Non era certo un Re, e nemmeno un nobile, il tale Gambrinus, vissuto nelle Fiandre in età medievale. La mancanza del fregio nobiliare fu anzi la causa, e l’inizio, della sua leggenda. Gambrinus anelava le grazie della bella Flandrine, la quale per volere del padre doveva essere data in sposa solamente ad un nobile.

Il giovane Gambrinus, dopo i tentativi amorosi falliti, decise di togliersi la vita, ed in quel momento apparve il diavolo in persona che gli propose di barattere la propria anima del giovane ccon il successo terreno. Gambrinus accettò e accumulò una fortuna con alcune vincite al gioco d’azzardo, ma ciò non bastò per coronare il proprio sogno.

Al secondo tentativo di suicidio il diavolo gli propose un ulteriore patto: questa volta gli insegnò a produrre una bevanda con malto e luppolo, che ebbe un enorme successo. Dimenticata Flandrine, il giovane belga fu insignito del titolo di Duca, che rifiutò proclamandosi Re della Birra, e vivendo il resto dei suoi giorni bevendo un’infinità di pinte.

Il capo dei birrai

Nel XII secolo a Bruxelles esisteva già la corporazione dei birrai: quando fu il momento di eleggere il capo si presentarono in molti. Solo chi avesse trasportato un intero barile colmo di birra per una certa distanza sarebbe divenuto il capo dei birrai.

Il ruolo esigeva una figura forte, anche nel fisico. Nessuno degli aspiranti capi riuscì nell’intento, e quando venne il turno di tale Jan Primus sembrava si dovesse assistere ad un altro tentativo fallito. L’astuto e assetato Jan stupì tutti: aprì il barile, bevve l’intero contenuto e terminò la prova agilmente.

In questo modo fu nominato capo, e la leggenda si espanse affibbiando a Gambrinus il ruolo di Re della Birra.

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Oltre alle leggende

La figura di Gambrinus come patrono o dio della birra è ancora ben salda nell’immaginario comune. Attualmente esistono molti pub, ristoranti, bistrot, e birrerire che riportano tale nome. Il più famoso è il Gran Caffè Gambrinus, storico locale di Napoli.

Non mancano eventi, premi letterari, parchi, cinema e associazioni con lo stesso nome. In Repubblica Ceca il campionato nazionale di calcio della massima serie fu nominato Gambrinus Liga, per volere dello sponsor di allora, Pilsner Urquell.

Birre e liquori

L’Elisir Gambrinus è un liquore prodotto con uve di Raboso lasciate maturare con zucchero di canna e aromi all’interno delle botti. Il prodotto partorito dall’esperienza del vinaio Giacomo Zanotto nel 1847 è un liquore da 27% vol alc, che invecchia in maniera molto interessante.

E ora le birre: la Primus di Brouwerij Haacht NV, european pale lager prodotta da uno dei più antichi birrifici del Belgio.

Plzensky Prazdroj, birrificio di Plzen, in Repubblica Ceca, è forse più noto con i nome di Pilsner Urquell. Tra i marchi controllati dal colosso ceco vi è anche Gambrinus, che produce la Gambrinus 11.

Desta un interesse maggiore da parte degli appassionati di birra la Rosè da Gambrinus di Cantillon, lambic con l’aggiunta di lamponi freschi.

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